JEMORE

Alla scoperta del Digital Design con Barbara Tulissi

Continua la rubrica “A prova di futuro: alla scoperta delle carriere di domani” di JEMORE e Modena Vivaio. In questo articolo vogliamo approfondire la nuova professione digitale del Digital Designer. Per fare ciò, abbiamo avuto il piacere di intervistare Barbara Tulissi, Digital Designer freelance con alle spalle un grande bagaglio di esperienze e fondatrice della Design Academy!

1.  Cosa ti ha fatto appassionare a questo mondo? Perché proprio il Digital Design?

Nel 2017 mi trovavo a Barcellona per completare i miei studi di matematica, ma trovavo quello che studiavo molto freddo e poco creativo, mentre io sono una persona che pensa tutto il tempo e ama esplorare cose nuove. Così è nata l’idea di un’idea di start-up che mi ha dato la spinta per formarmi in ambito digitale e mi ha dato modo di specializzarmi nel mondo del design. Ciò che mi piace del design è che non ci si concentra mai su creare qualcosa di bello. La bellezza è sempre qualcosa di soggettivo mentre il design no. Il design punta sulla funzionalità, sul rendere qualcosa efficace.

2. Qual è stato il percorso formativo che hai seguito per intraprendere questa carriera?

Sono laureata in Economia e Commercio con un phd in Matematica Finanziaria, ma sinceramente non mi è mai importato molto dei titoli. Secondo me è difficile capire quello che vuoi appena esci dal liceo, ancora di più una volta che esci dall’università e decidi di continuare gli studi senza aver capito per cosa ti sei laureata, dato che nel 2016 il lavoro non veniva di certo a cercarti a casa.
Lavoro ormai da 4 anni come freelance, come partita IVA, e ora sto aprendo la mia prima azienda. La mia formazione in ambito digitale e di design è avvenuta per lo più sul campo: mi sono cercata i clienti da sola, ho imparato dai corsi seguiti fino a tarda notte e ho fatto pratica anche nei weekend e nei festivi. Non c’è master universitario che ti insegni questo soprattutto nelle professioni digitali. La pratica e la formazione continua sono indispensabili.

3. Quali sono le attività che svolgi giornalmente in quanto Digital Designer?

Ogni giorno svolgo un sacco di attività nel campo del design: dalla preparazione del banner per una newsletter, alle creative per campagne Meta, dal design di un sito web al restyling di un logo. Da quando ho iniziato la mia carriera come freelance, ho sempre notato che quello che mi veniva di più richiesto era la grafica digitale. Certo, ho creato diversi materiali stampati per eventi e iniziative però la maggior parte dei clienti richiede sempre grafica digitale.

4. Quali sono gli strumenti essenziali ed imprescindibili che questa professione richiede di saper utilizzare?

Io dico sempre che lo strumento è secondario e che l’importante è avere le skill da designer.
La metafora che uso anche con i miei studenti è: “date Paint ad un bambino e vi farà uno scarabocchio, date Paint ad un designer e vi farà una grafica”.
Il mio strumento preferito è Canva, in quanto molto semplice e veloce sia per creare che per scalare la produzione di qualsiasi materiale grafico.
Tuttavia vengo dalla scuola Adobe e se oggi mi dovessero chiedere di fare una grafica usando Photoshop non avrei problemi a produrla. Consiglio quindi sempre di studiare bene le basi di design, qualsiasi campo del design ti piaccia, e solo dopo approfondire e affezionarsi ad uno strumento come Canva o Photoshop.

5.  Come credi che strumenti come Canva possano aiutare le aziende a creare una comunicazione efficace?

Su Canva ci sono molti modelli pronti da cui poter prendere ispirazione ma non credo che lo scopo di Canva sia aiutare i brand a creare una comunicazione efficace.
Spesso infatti questo è il motivo maggiore di discussione quando si parla di Canva e di grafici “cuggini”. Io penso che Canva abbia lo scopo di aiutare nella velocizzazione e nella semplificazione del processo di produzione di grafiche. Questo lo fa ad esempio con i nuovi strumenti di intelligenza artificiale, tramite le funzioni di lavoro peer-to-peer in team, offrendo uno strumento come l’hub del brand dove trovare colori, font, grafiche e molto altro del proprio marchio.
Come dicevamo prima però, se un grafico alle prime armi si approccia a Canva, nonostante sia più semplice da utilizzare rispetto a Photoshop, comunque non sarà in grado di produrre materiali di comunicazioni efficaci in quanto appunto privo di basi di design solide.

6.  Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere una carriera da Digital Designer?

Ai ragazzi consiglio di fare tanta pratica. Quando ho iniziato a fare i miei primi design non ho trovato nessuno disposto a correggerli se non dietro lauti compensi, nessuno che mi indirizzasse con consigli pratici e suggerimenti. Per questo ho creato un posto per i ragazzi come me che vogliono imparare e ricevere feedback su ciò che creano. Questo posto è la Design Academy.
La pratica è fondamentale e la paura di sbagliare non dev’essere un ostacolo, soprattutto quando ancora non si sta operando con clienti. Io ne so qualcosa e per me la formula vincente è stata prendere coraggio e provare.

Da questa chiacchierata con Barbara Tulissi traspare la necessità di crescere facendo pratica e andando a “sbattere la testa” sul campo. La formazione di un Designer non si esaurisce all’università e c’è sempre bisogno di aggiornarsi. Prima di approfondire gli strumenti specifici, come Canva e Photoshop, è necessario avere una conoscenza solida delle basi del design. È importante mettere in primo piano la funzionalità del tuo prodotto, prima della bellezza. Per concludere, Barbara è disponibile ad aiutare i ragazzi che vogliono lanciarsi nella carriera da Designer con la sua Design Academy.

di Andrea Pradelli e Eleonora Fabio

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