JEMORE

La Brand Strategy raccontata da Marta Vannelli

di Eleonora Barbieri e Isabella Marcosano   

Continua la rubrica “A prova di futuro: alla scoperta delle carriere di domani” di JEMORE e Modena Vivaio.  

Nell’articolo precedente abbiamo introdotto la figura del Brand Strategist: chi elabora la strategia di lungo periodo riguardante lo sviluppo di un marchio per, attraverso immagini emotive, rappresentazioni ed elementi distintivi, far breccia nel cuore dei consumatori e generare valore. 

In quest’articolo, vogliamo approfondire questa interessantissima professione con Marta Vannelli: brand strategist, digital marketer e professionista dietro alla pagina Instagram sbranding, che cerca di avvicinare tutti noi a questo mondo e svelarci i segreti del branding in modo semplice e simpatico. 

Da quanto tempo fai questo mestiere e come hai cominciato? In che modo ti ha aiutato aprire il profilo Instagram @sbranding?

Lavoro nel digital da circa 2 anni, sebbene sia da sempre stata un’appassionata di Internet. Penso di essere stata una super Early Adopter di Instagram nel lontano 2010.

Ho iniziato un po’ per caso, infatti prima di fare questo lavoro pensavo avrei lavorato nel mondo degli eventi dove ho fatto l’hostess, la project leader ed organizzatrice per circa 5 anni.

Poi…Ero dalla mia estetista Costanza e parlando della promozione del suo locale ci siamo ritrovate a discutere di social media. Mi sono proposta di gestirle la pagina social in cambio di un appuntamento gratis al mese. Quindi il mio primo “lavoro” in questo settore è stato completamente free, ma dovendo fare tutto da sola mi ha permesso di sviluppare conoscenze molto orizzontali. 

Da lì mi sono innamorata ed ho iniziato a sperimentare tutti i vari tool per modificare foto, programmare i post, gestire le inserzioni, utilizzare Illustrator ecc… Se ripenso ai primi post, mi viene da ridere!

Dopo qualche mese con lo scoppio della pandemia, dal momento che avevo più tempo libero, ho pensato “perché non creo qualcosa di completamente mio dove poter parlare di ciò che mi piace di più?” da lì è nato Sbranding!

Costanza – senza saperlo – è stata colei che mi ha permesso di sperimentare e “mettere le mani in pasta” sull’utilizzo delle piattaforme social, così ho preso il via!

Quale percorso formativo hai fatto? Ritieni le conoscenze acquisite in università utili e necessarie a ricoprire il tuo attuale ruolo?

Ho studiato Scienze della Comunicazione alla Triennale e Comunicazione e Marketing alla magistrale.

A questa domanda rispondo “dipende”. Conosco persone che non hanno mai fatto l’Università eppure sono fortissimi in quello che fanno ed altre che hanno doppia laurea e fatto corsi più verticali sul digital marketing che faticano a trovare lavoro.

Penso che molto dipenda dall’attitudine. Se si riesce a fare proprio tutto ciò che si studia all’università, ma in generale in qualsiasi contesto della propria vita, e analizzarlo criticamente al fine di poterlo adattare alle proprie esigenze è molto utile.

L’università mi ha aiutata a lavorare in gruppo, ad organizzarmi, a preparare le presentazioni e conoscere la storia dietro al marketing e tutti i tecnicismi che ruotano intorno a questo mondo. Però se dovessi dire che è stata utile per fare quello che faccio oggi rispondo di no, ma semplicemente perché questo lavoro è 80% esperienza e 20% conoscenza. Solo sporcandosi le mani, sbagliando ed ottimizzando i processi si migliora.

 

Ci racconti quali sono alcune delle attività nella tua to-do list giornaliera? Quale di queste attività è la tua preferita e ti rende felice di aver scelto questa professione?

Normalmente organizzo le mie giornate la sera precedente, cercando di valutare quanto tempo ci metterei a completare ogni attività. Mi piace chiudere il pc a fine giornata con tutti i task portati a termine.

Non saprei condividere una to-do list fissa giornaliera, perché per me ogni giornata è differente e – almeno personalmente – questa è la cosa che amo di più del mio lavoro! Variare continuamente, ragionare su progetti differenti al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato, essere stimolata da tante idee. È un lavoro super dinamico che ogni giorno ti permette di vivere sempre nuove sfide e stimoli differenti.

Inoltre, a prescindere da quanto sono full di lavoro cerco sempre di ritagliarmi del tempo per allenarmi (minimo 5 volte alla settimana), leggere e stare con le mie amiche. Andare a correre/ camminare la mattina appena sveglia mi rigenera e dona una carica incredibile per tutta la giornata, e sempre di più sto riscoprendo la lettura; principalmente leggo libri sul marketing, sulla psicologia e filosofia perché mi aiutano a crescere sia personalmente che professionalmente.

 

Nella tua posizione di Brand Strategist, con quale dipartimento e altri attori aziendali ti trovi a interfacciarsi più spesso? In che modo collabori con loro?

Tutti. Lavorando sostanzialmente nel dietro le quinte del quasi 90% dei progetti dentro Marketing Espresso e perciò devo confrontarmi con tutti i dipartimenti. Siamo ancora un’agenzia super piccola, quindi i nostri dipartimenti sono molto liquidi. Per ogni progetto mi confronto con la parte creativa per condividere con loro il tipo di immagine che il nostro brand dovrebbe acquisire, così che sia coerente con il posizionamento auspicato; con la parte di adv per quanto riguarda gli angoli di comunicazione da utilizzare per impostare le campagne; con la parte di social media per condividere con loro tutta la parte di comunicazione (ped e tov) che dovrà adottare il brand

 

Quanto è importante la creatività e quanto la parte analitica per un Brand Strategist?

Hanno un peso equivalente. Senza analisi la creatività è inutile e senza creatività una strategia perde della sua verve.

Ciò che dico sempre è che quando si inizia un nuovo progetto, la parte dedicata alla strategia è fondamentale perché, se si comprende bene come funziona il mercato estrinseco e si analizza correttamente tutto ciò che riguarda gli aspetti estrinsechi ed intrinsechi del nostro brand, la creatività viene da sé. In qualche modo, riusciamo a capire cosa manca negli altri ed adattarlo alla nostra identità. Fare branding è come un fil rouge che unisce tutti i tasselli e permette ad un brand di acquisire più luminosità in mezzo ad un mare di competitor.

Tra recenti esempi di Branding fatto bene (non considerando i big), Marta nomina Veralab, TooGoodToGo e Nen Energia. “Tutti quei brand che associamo a determinati valori e che, soprattutto, hanno saputo sviluppare un’immagine sincronica su tutti i touchpoints – digitali e non – su cui si posizionano.” dice. Curare la Brand Strategy non è una cosa che tocca solo i grandi brand ma tutti.  

Durante l’intervista è emerso come questo sia fondamentale anche per le agenzie di comunicazione. “Dalla mia esperienza – ho visto pochissime agenzie di digital marketing che realizzano dei documenti strategici che mostrano a 360° come deve posizionarsi un brand nel mercato di riferimento e quale immagine coordinata dovrebbe assumere lato visual, identitario e comunicativo. È fondamentale per portare una maggiore trasparenza al cliente, che saprà quale voce e quale immagine assumerà il proprio brand e per tutti i membri del team che possono avere ben chiara la direzionalità del progetto.” spiega Marta.  

L’intervista continua, cercando di capire quale sia stato l’impatto delle recenti innovazioni sulla professione. 

L’avvento dei Big Data ha portato a dei cambiamenti di questa professione rispetto al passato? E come si evolverà il ruolo nel futuro, secondo te? 

Assolutamente sì, ma più che di Big Data parlerei di “Small Data” o, addirittura “Micro Dati”. Ogni giorno lasciamo pezzettini dietro di noi che rappresentano il nostro stile di vita, i nostri interessi, paure e passioni. Questo è super utile per chi come me lavora in questo settore. Grazie ai micro-dati possiamo ripercorrere il percorso che ognuno di noi fa, categorizzarlo in differenti aree e analizzare le caratteristiche psico e socio demografiche di questi gruppi di persone. 

Quali sono i tool che usi più spesso per le attività di Brand Strategy e che consiglieresti? 

In fase di analisi sicuramente tutto ciò che riguarda i micro-dati, dunque: 

– SeoZoom 

– Ubersuggest 

– AnswerThePublic 

– Quora 

– Google Trends 

Sebbene alcuni di questi non siano dei veri e propri tool sono super utili per fare social listening. 

 

Lato creativity i miei tool preferiti sono Illustrator e Photoshop. Per le presentazioni Keynote o Canva (il migliore per chi lavora in team). 

Diciamo che più che tool utilizzo moltissimi template (li ho chiamati gli “Sbranding Canva”) che ho personalmente sviluppato e creato che mi permettono di analizzare a 360° ogni elemento del brand. 

Infine, facciamo a Marta una domanda sicuramente utile ai nostri giovani lettori: Secondo te, come fa a capire un ragazzo/a se la professione di Brand Strategist fa per lui/lei? 

È una domanda complessa perché penso sia molto soggettivo e, soprattutto, rappresenta un lavoro che in Italia ha ancora – purtroppo – troppa poca importanza. 

Un brand strategist si occupa di tutta la direzione strategica di un brand: come comunicarlo, cosa comunicare, a chi comunicare e in che modo essere percepito, con quale voce e con quale personalità, portando quali argomenti… Ci sono tantissimi fattori da tenere in considerazioni e piccoli dettagli a cui spesso diamo pochissima importanza (es. il Tone of Voice). 

Probabilmente serve un’attitudine più umanistica piuttosto che matematica. È importante continuare a studiare tanto ed avere una buona consapevolezza del mercato contemporaneo. Forse un’altra caratteristica utile è un’attitudine manageriale. Dal momento che da una buona strategia di branding ne deriva tutto il successo di quel brand, bisogna farsi carico delle scelte prese ed essere sicuri che la direzione che verrà intrapresa sia quella corretta. 

 

In conclusione, sia che si tratti del lancio di nuovi prodotti e servizi, o del rebranding di prodotti o marchi già esistenti, o del consolidamento dell’identità di un brand dal punto di vista strategico, le attività di branding risultano essere fondamentali su tutti i livelli.  
Per questo, possiamo dire che la figura del Brand Strategist tenderà a diventare un ruolo sempre più consolidato all’interno del marketing aziendale e vista la sua natura dinamica e versatile, potrebbe essere il lavoro adatto a chi vuole coniugare un’attitudine analitica con una creativa, senza stancarsi mai nelle attività di tutti i giorni. 

Se ti abbiamo incuriosito continua a seguirci per scoprire altre professioni del futuro e altre opportunità che, chissà, potrebbero fare al caso tuo o ispirarti a trovare la tua strada!  

A cura di Redazione

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